IED Factory: the second time

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IED Factory: the second time

Gli studenti che hanno preso parte alla seconda edizione di IED Factory ci hanno raccontato di aver trascorso "una settimana da Dio": immersi a 360° nella creatività pura, coordinati da docenti e professionisti provenienti da tutto il mondo che li hanno condotti al di là dei confini dell'individualismo, permettendo loro di ideare/realizzare/post produrre progetti che avevano come tema di base CREATIVE COMMONS.

 

Una ricetta semplice per un risultato eccellente

Sono trentuno i laboratori che hanno come protagonisti gli studenti IED di scuole e  anni accademici differenti; trentuno strade che si diramano in mille piccole viuzze, ovvero idee generate da giovani menti che s'intersecano per raggiungere un fine.

Una ricetta davvero semplice che ha dato risultati strepitosi.

Un tema, un docente, una settimana di tempo, molti ragazzi ed una sola regola: nessun limite all'inventiva.

 

Visioni diurne di mete raggiungibili grazie alla collaborazione collettiva.

Nella creative full immersion i ragazzi hanno imparato come crescere insieme per produrre incipit di futuro, lasciandosi trasportare da idee altrui ed esponendo le proprie, per raggiungere quella che sarebbe stata la migliore possibile per il progetto e per il gruppo.

 

Alcuni studenti che hanno preso parte al workshop CAP, il cui fine ultimo era la rielaborazione del concetto di "bene comune", si sono confrontati con i viaggiatori della Stazione Termini, un luogo vissuto in quanto utile, ma non apprezzato come bene. Ne hanno dedotto che la fretta è l'unica cosa che accompagna questi viaggiatori, ma tutti ignorano le loro storie perché loro stessi si ignorano. Così hanno pensato di dare la possibilità di raccontare la propria storia tramite i totem pubblicitari che si trovano all'interno della stazione, dando a ciascuno l'opportunità di lasciare qualcosa in quel luogo e non soltanto la scia di un passaggio repentino.

 

Altri hanno avuto il ruolo di appartenenti ad una redazione, e per una settimana(Contributors for 1 week) hanno scavato nel web e sono impazziti dietro i ricettori telefonici per cercare esponenti di comunità creative, così da poterli intervistare e contribuire ad una rivista realmente esistente.

 

I ragazzi di Salottobuono invece, hanno portato gli studenti su un tema molto caldo e di un'attualità spaventosa: ovvero la pirateria e la contraffazione. Da questo, l'idea di sviluppare una controcontraffazione, una pirateria della pirateria, prendendo di mira oggetti prodotti dai Capostipiti di questo impero: i cinesi. Lampade, noodles e cestelli per cucinare al vapore, sono stati solo alcuni dei protagonisti che hanno preso parte alla grande metamorfosi tutta italiana.

 

In casa "cose dall'altro mondo" si è giocato di bontà, ponendosi come obiettivo la realizzazione di qualcosa che fosse un regalo alla città e nello specifico al quartiere Pigneto. Stampe sulla memoria persa, alterazioni urbane legate al passato e la nitidezza dei ricordi che prende forma grazie a plastici realizzati in scala 1:1 che vanno ad alterare la visione del luogo, mescolando retrò ed attuale.

 

Come riutilizzare "lasciti storici" non c'è bisogno che ce lo insegnino, perché lo facciamo spesso senza rendercene conto. Così due colonnette del XV secolo,come ci spiega il docente del workshop Eterna roma meticcia, diventano una porta per giocare a calcio, la nicchia incavata nel marmo sotto ad un bretella diventa la camera da letto di un barbone e qualcuno allaccia ad un albero di colle Oppio una piccola moschea mobile davanti cui inchinarsi e pregare. L'obiettivo del progetto era di trasformare oggetti esistenti e fissi in qualcos'altro, con l'ausilio di oggetti temporanei; un modo energico e al tempo stesso semplice, per sviluppare nei ragazzi la visione del molteplice, distaccandosi da quella superficiale.

 

Realizzare una demo per una food tv, non è da poco. I talentuosi amanti della cucina, hanno seguito Francesca Romana Barberini in capo al mondo del gusto e del format televisivo, scontrandosi con tempi, nuovi ruoli ed un clima in cui la collaborazione e l'affiatamento del team sono strettamente necessari per la riuscita del progetto.

 

A fare strada attraverso le tendenze del quartiere Pigneto, ci pensa Gea Casolaro, un'artista romana che lavora le dimensioni ottimizzandole per gli sguardi. Così ha chiesto ai partecipanti del suo workshop di uscire dall'aula ed andare ad esplorare il quartiere per catture tutti i punti di vista, dai più banali a quelli più complessi e difficili da scovare. Un lavoro di analisi su un territorio che ha trascinato quella zona esplorata nelle quattro mura di un'aula attraverso foto, indicazioni, scritte, appunti. Chi ha attraversato la porta, è entrato in quel quartiere riprodotto in 25mq, fatto di volti ed oggetti e non solo di mattoni.

 

Devices for interactions ci ha messi di fronte ad un grosso problema della Capitale: grandi spazi verdi non sfruttati. Da qui una serie di considerazioni sulla vivibilità della città, sui mezzi sempre in ritardo e su tutti quei fattori che eliminano negli abitanti la voglia di godersi certi posti. Studio Nabito sceglie di gestire la cosa dando carta bianca ai ragazzi, che si lanciano in performance di interazione, eco-logiche tendenze come portare uno zainetto verde in spalla ed altre forme d'espressione comunicativa per riallacciare storie slegate di persone e posti che vivono in simbiosi ma non ne sono consapevoli.

 

E queste sono solo alcune delle esperienze che hanno coinvolto i giovanissimi creativi dello IED; per scoprire tutti i progetti ecco i calendari dei workshop svolti nella sede di via G. Branca e di via Alcamo .

Se l'anno passato è stato il nostro trampolino di lancio, la nostra prima corsa in bici senza rotelle, sfrenata, pericolosa ed entusiasmante, quest'anno, alla seconda edizione di IED Factory, ci ritroviamo sulla stessa bici, più bravi a stare in equilibrio e molto più veloci, più eccitati all'idea di salirci sopra e senza alcun timore di fronte alle salite.

Gli studenti IED crescono insieme alla struttura stessa, sempre più affamati di conoscenza, com'è giusto che sia in una scuola che apre le menti e non le forma.

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YEAH!

YEAH!

wow

ma chi è questa che scrive così bene?