Un caffè con... | Gloria Pizzilli

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Un caffè con... | Gloria Pizzilli

  • Ciao Gloria, rompiamo il ghiaccio con una domanda un po’ nostalgica: cosa rispondevi quando da piccola ti chiedevano cosa volessi fare da grande?
    E soprattutto, ora che sei (un po’) grande, raccontaci cosa realmente fai.

    Disegnatrice di cartoni animati, questa era la mia risposta, sempre. Ora che sono grande effettivamente disegno per l’80% della mia giornata, 7 giorni su 7. Faccio l’illustratrice a tempo pieno, weekend compresi.
  • Il tuo stile è inconfondibile: linee morbide e sinuose che si incontrano in modo armonioso creando degli equilibri perfetti. Abbiamo a che fare con un modo di rappresentare puramente spontaneo o si tratta del risultato finale di una dispendiosa ricerca?
    Mmm…domanda difficile, ti rispondo così: io ragiono per linee, per curve e forme piatte. Quando imposto un’illustrazione parto sempre dalle curve generali dell’immagine. Prima lo sviluppo di tutta la tavola e poi gli andamenti secondari, entrando sempre più nel dettaglio. La velocità e la spontaneità di tutto il processo dipendono dalla complessità del soggetto. Più elementi = più attori in scena = più tempo per calibrare gli spazi.
  • Se potessimo sfogliare il tuo blocco da schizzi, cosa troveremmo al suo interno? E soprattutto, quali sono gli strumenti di cui non potresti fare a meno?
    Innanzitutto scoprireste che è enorme, un A3. Non riesco a disegnare sui formati piccoli. E poi ci trovereste un incredibile disordine. Una marmellata di appunti, disegni lasciati a metà e schizzi incomprensibili. Gli strumenti di cui non potrei fare a meno? Nessuno. Amo la sfida e non ho paura di provare nuove strade.
  • Com'è andato il Bologna Children's book fair? Puoi farci un mini-reportage?
    La Fiera è stata divertente. Attorno all’illustrazione per l’infanzia c’è tutto un mondo, fatto di dedizione, professionalità e cultura. Non sto parlando di me, ma delle persone che ho avuto occasione di rivedere e di quelle che ho conosciuto. Funziona che ad ogni passo tra gli stand riconosci qualcuno e allora via con le chiacchiere. Non bisogna essere dei veterani per sentirsi a proprio agio in Fiera: basta aver frequentato qualche corso di illustrazione. È una rete, quella degli illustratori: se stavi a passeggio con un altro illustratore, le occasioni per fermarsi aumentano in maniera esponenziale e spostarsi da un padiglione all’altro può non essere cosa facile. Molto bello, dal lato umano soprattutto.
 
  • Sei una disegnatrice mattutina o nottambula? Ti va di raccontarci come passi le tue giornate tipo?
    Mattiniera no, ma nemmeno nottambula. Dopo aver fatto molti tour de force davanti al computer, turni da 12 ore o più senza interruzione, ho capito che non è la quantità di ore di lavoro, ma la qualità. Cerco di non lavorare più di 8 ore al giorno e di fare una pausa ogni volta che il flusso si ferma e mi trovo a girare a vuoto attorno alle solite 4 linee. Quando sono arcistufa e il lavoro non procede più, abbandono il computer per riaprire la mente con qualsiasi altra attività (se c’è il sole vado in giardino ad ossigenare il cervello, oppure mi faccio preparare la merenda dai miei bambini o ancora, e questa è la migliore, vado a farmi un pisolino con Orlando, il mio bebè di 13 mesi…lo sapevi che i neonati sono soporiferi?). Dopo una buona pausa sono tre volte più veloce e, in genere, quello che sembrava uno scoglio insormontabile si risolve in pochi minuti. Ovviamente tutto questo non vale se la scadenza è molto vicina. In quel caso l’orario di lavoro va dalle 00:00 alle 24:00, senza pause. Divento sia nottambula che mattiniera, perché alle 5:00 sono già sveglia, ma non sono ancora andata a letto.
  • Una curiosità che ho da sempre: i lavori che vi vengono commissionati, come vi arrivano? Al di la di questo, c'è una sorta di "regolarità" che permette all'illustratore di avere una certezza economica mensile?
    I lavori arrivano in modi diversi. Un po’ si cercano, un po’ arrivano da soli. Un po’ ci si candida e si cerca di allargare i contatti con gli art director, sperando di fare colpo, un po’ giungono inaspettati, da canali che non si erano neanche presi in considerazione. A fare la chiamata può essere un’agenzia o uno studio di comunicazione, l’art director di un giornale o la casa editrice stessa. A volte chi ti apre la porta per un nuovo lavoro è proprio un collega, che ti propone per un progetto. Puntualità, flessibilità e gentilezza aumentano la probabilità che alla prima chiamata faccia seguito una seconda. La regolarità arriva, dopo un po’.
  • Quanto è stato difficile all’inizio farsi strada nel mondo dell’illustrazione? Quali sono i consigli che ti senti di dare?
    Oh, ti ringrazio, ma di strada ne ho da fare ancora molta. All’inizio comunque è stato molto difficile perché, purtroppo, quello dell’illustratore è un mestiere che non si insegna. Nessuno ti può dire chi sei, qual è la tua voce, qual è il tuo tratto distintivo, devi scoprirlo da solo. E se hai delle carenze sul lato tecnico, è sempre da solo che devi superarle. Fortunatamente però, la risposta a tutti i dubbi sul mestiere è soltanto una. Lavorare, lavorare, lavorare. Se è vero che nessuno ti aiuta, è anche vero che nessuno ti ferma, e nessuno ha voce in capitolo su chi sei veramente. C’è un momento in cui ti accorgi di aver passato il confine tra dilettante e professionista, ed è quando la mancanza di ispirazione non ti ferma più. Quando sei talmente allenato da poter portare a termine una consegna con qualsiasi umore e nel minor tempo possibile. Per arrivarci è necessario allontanare di continuo il proprio orizzonte, mettersi alla prova e cercare di migliorare tecnicamente. E, soprattutto, non darsi mai per vinti.
  • A Gloria piace/non piace: tre cose che ti rendono felice e tre che proprio non ti vanno giù!
    Vado matta per le polpette. Mi brillano gli occhi quando parte un progetto nuovo. Adoro addormentarmi con i miei bambini. Non mi piacciono gli accessori. Odio la burocrazia. Non sopporto le email senza l’oggetto.
 
  • Se dovessi scrivere la ricetta dei lavori di Gloria, quali sarebbero gli ingredienti essenziali?
    Allora, per la ricetta base: una buona dose di psicosi della curva, anche azzardata; qualche chilo di testardaggine; senso della misura assolutamente assente. Se possibile aggiungere: squame di pesce (da alternare con scaglie di drago o placche di coccodrillo…ma anche strisce di tigre); fumo (sostituibile con fiumi d’acqua o di liquido in generale); o tutt’e due insieme. Per un risultato perfetto, non dimenticarsi mai di aggiungere almeno un personaggio di assurda natura, possibilmente tatuato.
  • Se Gloria fosse un dolce... un pantone... un disco?
    Cioccolatino di Modica Sabadì. Pantone 171 C. Fantasma dei Baustelle.
  • Abbiamo iniziato con i sogni di bambina, concludiamo con quelli attuali: cosa c’è nel tuo cassetto?
    Tutti quelli che hanno letto “It’s not how good you are, it’s how good you want to be” di Paul Arden capiranno: voglio essere Napoleone.
  • Questa rubrica si chiama "un caffè con..." e noi abbiamo deciso di prenderlo con te, se invece fossi tu a poter scegliere, chi inviteresti?
    Io il caffè lo prenderei con Isabella Mazzanti.
 
 
Writer /// Cristina Pasquale
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