Intervista a Julio Roberts | illustratore

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Intervista a Julio Roberts | illustratore

Julio Roberts, illustratore italiano che emerge dal mucchio, si racconta per noi in un’intervista lucida e dissacrante da gustarsi fino all’ultimo carattere. I suoi personaggi indossano pelli umane dai cui polsini spuntano mani scheletriche, le sue vignette traboccano di colori fluo e tra gli ultimi personaggi citati troviamo Kafka e Adam Ant.
Per Julio, un pretzel potrebbe non essere altro che un accessorio. Ha esposto a Milano, NYC e Parigi.
Tutto il resto, ce lo dice lui.
 

 
Chi sei in realtà?
Sono una persona normalissima, scarabocchio alacremente, faccio la majorette nella banda del paese, ho vinto alcuni tornei femminili di lotta nel fango e devo l'estro creativo a mia bis nonna Egle Roberts, inventrice del cartello "OCCUPATO".

Cosa deve fare un personaggio per meritarsi di essere juliorobertsizzato?
Prima di tutto non deve MAI chiedermelo e poi farmi provare amore se non addirittura attrazione fisica, come nel caso di Adam Ant.

Sul web si parla di te come un ladro di biglie, un imitatore di Elvis o un falso illustratore. Quale di queste diciture preferisci?
Falso illustratore è la più tragicamente vera.
Imitatore di Elvis esprime lo stesso concetto elevato all'ennesima potenza poichè l'imitatore, in quanto tale, è fasullo. Se poi è l'imitatore di uno che a sua volta era un imitatore...
Quella delle biglie invece non l'ho mai capita.


L’illustratore moderno è preso dalla smania di firmare quante più cose possibili, e tu in quali campi metterai le mani?
Ho scritto due libri, inciso un disco, allestito mostre e illustrato fiabe pur non sapendo fare nulla di tutto questo, non mi pongo più nessun limite se non quello imposto dalla mia pigrizia.

Aspettiamo con ansia un cortometraggio animato, abbiamo speranze?
Come dicevo non mi pongo nessun limite anche se l'animazione richiede troppi disegni e lavorare a lungo sulla
stessa idea solitamente mi porta ad odiarla.
Piuttosto, per cause di forza maggiore, sono stato costretto a sospendere il progetto di un cortometraggio animato da persone vere, un western ambientato nello spazio dal titolo "Speroni e Bulloni".


Cose incredibili che ti sono capitate durante il tuo lavoro?
Mi stupisce sempre che la stampa più richiesta sia quella con l'assassina seduta sulla mia lapide, nel mondo c'è gente che nemmeno conosco che mi vuole morto.
Poi una volta mi hanno commissionato un set di disegni su plexiglass da appendere in bagno.
Per non parlare del fatto che qualcuno mi voglia intervistare, incredibile...


Come nascono le tue storie di mostri, pin-ups e intestini?
Quasi sempre dal titolo.
Confesso che alcune cose le ho fatte solo ed esclusivamente per avere una certa parola nel titolo.


Che cosa c’è tra te e la tua popstar, Beba Kant?
Una lunga storia d'amore finita e un disco della durata di 134 secondi contenente 10 brani, credo ormai introvabile.

Spiegaci che senso ha il nonsense
Nessuno, tuttavia il 99% di chi ne fa largo uso è ritenuto molto intelligente, mentre il restante 1% non sopporta le Bic punta fine.

I tuoi colori sono a dir poco segnaletici, cercano attenzione o nascondono qualcosa?
Sono timido quindi mi servono per attirare attenzione.
Non credo nei significati nascosti. Una volta, ad una esposizione di stampe, una signora, che voleva comprarne una per la figlia, mi chiese: "Che significato c'è dietro?" io le risposi "Quello che vuole lei". "Che risposta da artista" mi disse e la comprò. Ancora oggi rido... anche se artista è una parola che odio.


Regalaci una confessione segreta.
Julio Roberts non è il mio vero nome...
 
 
 
 
 
 
 
Writer /// Sharon falco
Illustration /// Manuela Marazzi
courtesy of Flickr.com
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