Guido Scarabottolo | Interview

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Guido Scarabottolo | Interview

Si sono scritte e si sanno molte cose di Guido Scarabottolo.
 
Riassumendole : nasce nel 1947, i compagni di scuola lo soprannominano "Bau", consegue una laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano, lavora per uno studio di grafica e comunicazione ed infine approda alla casa editrice Guanda.
"Studio di grafica e comunicazione" sembra una cosa seria, mentre in realtà era un gruppo abbastanza sgangherato di neolaureati che avevano messo in piedi un collettivo di lavoro in cui sono stato cooptato nel 1973 dopo una collaborazione che avrebbe dovuto essere temporanea. Una esperienza interessante e complessa che, in forme via via diverse è arrivata fino ad oggi.
 
Ripartiamo dalle origini : come fa un architetto, formato per progettare edifici e quant'altro, ad arrivare a lavorare in uno studio di comunicazione come grafico ed illustratore? 
Dell'architetto allora si diceva che potesse progettare "dal cucchiaio alla città". È vero se si pensa che la parola che conta, in questa frase, non è né "cucchiaio" né "città" ma "progettare". Il metodo progettuale è quello che mi ha permesso di passare dall'architettura alla grafica e all'illustrazione. Con una certa lentezza, peraltro, perché l'Arcoquattro è arrivato alla grafica nell'arco di una decina d'anni da un settore dell'architettura (allestimenti di mostre, padiglioni fieristici, uffici) relativamente vicino alla grafica stessa. E credo che non poca attrazione abbia esercitato in questo senso il fatto che per anni ci siamo occupati di tutta l'organizzazione visuale di Lucca Comix, avendo modo così di frequentare tutti i disegnatori di fumetti del mondo.
 
Dallo studio milanese Arcoquattro alla collaborazione, se non quasi al connubio, con Guanda, per cui hai progettato o personalmente disegnato decine di copertine. Cominci con "Ogni cosa è illuminata" ed illustri, nel corso degli anni, le copertine dei libri dei più importanti autori contemporanei : Welsh, Hornby, lo stesso Foer e molti altri ancora.
La mia collaborazione con Guanda data dal 2003. Dai miei esordi erano quindi trascorsi 30 anni in cui ho avuto modo di sperimentare e sperimentarmi in tutte le pieghe della professione di grafico e di illustratore. Se l'occasione fosse capitata prima, forse non sarei stato in grado di coglierla, non avrei avuto, intendo, una preparazione sufficientemente complessa. Parlo della preparazione culturale necessaria a confrontarsi con i contenuti, letterari o scientifici, dei libri; della preparazione professionale necessaria a sostenere il rapporto con l'editore e della preparazione tecnica necessaria a trattare con i fornitori dell'editore. 
 
 
Ora ti chiedo : come si fa a progettare un'illustrazione di copertina? Ossia, qual è il procedimento che ti porta a realizzare un'illustrazione piuttosto che un'altra? 
La mia curiosità è una: leggi tutti i libri e poi realizzi disegni che ne esprimano al meglio il significato?
In effetti è una faccenda abbastanza complicata. Intanto, di solito una copertina fa parte di una collana, e questo pone già alcuni vincoli. Poi deve piacere a molte persone che hanno aspettative molto diverse: l'editore, il direttore editoriale, l'ufficio marketing, l'agente dell'autore, l'autore, (probabilmente anche mogli, mariti, partner dei suddetti), il pubblico dei lettori e, se possibile, anche chi la fa, grafico e illustratore.
Inoltre è praticamente impossibile leggere il libro prima, per questioni di tempo, soprattutto (ci sono 15/20 giorni di tempo per realizzare 10/12 copertine). Forse è meglio così perché è più facile lavorare con poche informazioni.
Il processo di realizzazione è poi, per quanto mi riguarda, abbastanza automatico e non saprei neppure descriverlo bene: un po' come guidare o andare in bicicletta. Gli ingredienti sono una certa empatia con l'autore, dovuta essenzialmente a letture precedenti, una certa attenzione al pubblico potenziale del libro, il rispetto dei confini dati dall'immagine che si vuol dare o si è data la casa editrice, il rispetto della propria poetica.
Ma io devo anche riconoscere di aver avuto la fortuna più grande che può capitare a chi fa copertine, quella di poter rispondere a una sola persona.
Nel mio caso il direttore editoriale di Guanda, Luigi Brioschi, mi ha garantito una tranquillità veramente rara nella nostra professione.
 
Parlaci del tuo connubio con Guanda. Come, quando, perchè?
Ho fatto un paio di disegni per copertine (Foer e Kaminer) che sono piaciuti.
Mi hanno chiesto se facevo anche il grafico, ho risposto che potevo provarci ma che non ero sicuro di poter reggere il ritmo. Da allora sono passati quasi dieci anni e quasi un migliaio di copertine. Credo che sia andata così per le dimensioni della casa editrice, non esagerate rispetto alle possibilità definite dal mio modo di lavorare e dalla mole di lavoro che potevo/posso sostenere.
 
 
Da architetto a grafico, ad illustratore, a disegnatore di copertine di libri ed infine ad autore di un libro vero e proprio - il tuo - un graphic novel firmato con Giovanna Zoboli. Ci racconti come hai fatto ad essere tutte queste "cose" nella tua vita?
Il segreto è semplice: il tempo. In quarant'anni si possono fare molte cose, io ne ho fatte pochine, tutto sommato.
Con "Una vita", il graphic-novel, per esempio, è andata così: molti anni fa mi è capitato di fare delle illustrazioni per le pagine "redazionali" di Abitare sugli elettrodomestici REX (pubblicità mascherata da articolo giornalistico, per intenderci). Non dovevo rappresentare il prodotto, ma "interpretare" un tema, come si dice con pessime parole. Sta di fatto che i miei disegni piacevano ma risultavano molto astrusi, così Italo Lupi, art director ma anche direttore di Abitare, mi ha chiesto di trovare qualcuno in grado di renderli più digeribili con delle parole. Mi sono rivolto a Giovanna Zoboli e lei ha scritto dei versetti che sono subito piaciuti moltissimo.
Questa forse è stata la scintilla che ha spinto Giovanna (e Paolo Canton, a lei associato in uno studio di comunicazione) e me a realizzare per una decina d'anni in occasione del natale, i "libri a naso", volumetti autoprodotti scegliendo illustrazioni già fatte (non sempre mie) che Giovanna "cuciva" con una storia ad esse ispirata. Inutile dire quanto divertente fosse farli.
Nel 2005, poi, avevo in programma una mostra personale a Udine e proprio mentre stavo pensando come organizzare il materiale, Luigi Brioschi, parlando delle intenzioni di saggiare il mercato del graphic novel, mi chiese se per caso avessi qualcosa di mio pubblicabile in un paio di mesi. Naturalmente non avevo niente, se non l'esperienza dei "libri a naso", ma decidemmo (Brioschi decise) di tentare ugualmente. Così ne parlai a Giovanna e il giorno dopo avevamo un titolo (il più generico possibile dato che la storia non era neppure ancora immaginata) e una copertina. Due mesi dopo (il lavoro di Giovanna è stato funambolico) il volume di 150 pagine era stampato, la mostra aveva il suo "catalogo" e l'editore il suo graphic novel. 
Tornando ancora più indietro nel tempo, credo che uno dei momenti più importanti per la mia carriera sia stato quando Cristina Piccioli, con cui ero fidanzato e che mi faceva (come oggi) da agente, mi procurò l'occasione di lavorare per l'Europeo, allora diretto da Lamberto Sechi. Senza quell'occasione non so che cosa starei facendo adesso.
 
Da qualche parte ho letto che tu stesso hai ammesso "Quando non so cosa disegnare, di solito comincio da un tavolo.". Ma perchè?
Ho sempre avuto l'impressione che i disegni "vengano". Le soluzioni hanno un loro modo di farsi strada e spesso sembrano passare attraverso la mano piuttosto che la testa. Così quando non ho le idee chiare comincio col disegnare "qualcosa". Spesso un tavolo, perché ce l'ho davanti, perché sul tavolo sono, o potrebbero essere, appoggiate cose anche strane, perché è di legno e potrebbe germogliare...
 
 
 
 
 
 
 
Writer /// Chiara Crescenzi
Illustration ///  Toky Wu Ming
 
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