Eleonora Antonioni | Interview

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Eleonora Antonioni | Interview

Giovanissima illustratrice, instancabile ideatrice, paper craft e molto ancora questa è Eleonora Antonioni, raccontaci com'è oggi intraprendere questo lavoro?
È sicuramente faticoso, ma regala molte soddisfazioni. È bellissimo tenere tra le mani qualcosa che hai creato e progettato nei minimi dettagli, se poi c’è anche un buon riscontro di pubblico è veramente emozionante! Purtroppo, però, è spesso più quanto ci si investe di quanto ci si guadagna, ma il gioco vale la candela.

Biciclette, musicassette, macchinette analogiche, Nouvelle Vague, il tuo spirito è misto tra vintage/nostalgico; se potessi scegliere un periodo storico in cui rinascere, su quale ricadrebbe la tua scelta?
Sicuramente nel ‘900, la scelta del decennio preciso però non è facile. Forse gli inizi, dagli anni 10 agli anni 30!

Sei una grande osservatrice, Me.. and the others è un progetto in cui racconti per immagini persone che incroci in metro, per strada, al parco, trasformando il semplice sconosciuto in modello. Quanto conta la curiosità sull'ispirazione artistica?
La curiosità per me è tutto! Se non fossi curiosa probabilmente non avrei gli stimoli per fare quello che faccio.  Spesso, oltre alla mia curiosità, mi spinge a lavorare anche il “cercare di far incuriosire gli altri” a qualcosa che mi ha particolarmente appassionata. Così sono nati alcuni racconti come “Il giorno che scommisi la testa col diavolo” e anche lo stesso “Biciclette”. “Me… and the others” invece più che dalla curiosità è nato da altre esigenze: uscivo da un periodo un po’ buio e ho usato l’espediente del diario per evitare il barbaro abbrutimento casalingo. Inoltre l’osservare le persone per strada e commentare come sono vestite è una cosa che facciamo un po’ tutti, quindi ero piuttosto sicura della “riuscita” del progetto!

Guardando i tuoi lavori ne viene fuori un forte interesse verso il mondo degli outfits, nella scelta degli abbinamento, dei colori e dei dettagli, ti piacerebbe lavorare nel mondo della moda?
Sì, mi piacerebbe molto. Ma l’illustrazione e il racconto mi piacciono di più!

Hai collaborate con il progetto "My favorite place" con Tentacoli Autoproduzioni, puoi raccontarci qualcosa a riguardo?
È stata una bella collaborazione per un bel progetto. 12 autori hanno raccontato il proprio “luogo preferito” . Già avevo collaborato con Tentacoli Autoproduzioni e conosco Marta Baroni da un po’ di tempo.  È molto giovane e con tanta voglia di fare, è stimolante collaborare con lei!

Moleskine, taglierina, rilegature a mano ma allo stesso tempo social network, blog, digital image, come riesci a combinare il mondo del digitale con quello della carta? di quale non potresti farne a meno?
È una bella domanda, anche io ci penso spesso. Per certi versi, riflettendoci, è piuttosto naturale: credo che col progredire della tecnologia l’unico modo con il quale la carta stampata può sopravvivere è sfruttando al massimo il suo lato più artigianale. Il web e le piattaforme digitali sono utili per farsi conoscere e per inserire contenuti da poter leggere con un certo disimpegno. Il libro ben confezionato, sudato e rilegato a mano con cura, invece, è per il collezionista e per chi vuole conservare l’oggetto. Mi ritrovo a ragionare alla stessa maniera anche per le altre forme d’arte: se devo comprare un libro preferisco comprarlo in una bella edizione, altrimenti acquisto l’e-book. Un disco? Se vale compro il vinile, altrimenti lo scarico da iTunes. Anche per i film vale la stessa cosa. Una scelta? Di stomaco non rinuncerei mai al libro fatto a mano, ma quello senza poterlo promuovere su internet oggi non avrebbe futuro. Se dovesi ragionare economicamente il web invece mi consentirebbe di più.

Quanto è importante per te avere uno spazio creativo dove lavorare e che cosa non può mancare nel tuo?
Va a periodi, in certi momenti della mia vita ha contato molto, ora invece riesco a lavorare ovunque, anche a casa. Per le cose che faccio non ho necessariamente bisogno di tantissimo spazio, mi basta un tavolo e dello spazio per i materiali, libri e computer. Va a periodi anche la preferenza per il lavoro solitario o in gruppo. Generalmente prediligo il primo, ma se c’è il gruppo giusto spesso si rivela più prolifico il secondo. Non è facile però trovare le persone giuste con le quali lavorare. Ovviamente questo ragionamento sugli spazi non comprende le rilegature con la colla che, invece, vado a fare in legatoria, perché per quelli ho bisogno di più spazio e molti materiali.

My thoughts in black and white è il tuo tumblr, giornalmente aggiornato con pagine delle tue tante moleskine. I tuo quotidiano diventa "speciale" e "curioso", com'è che è nata l'idea? e soprattutto quando trovi il tempo per farlo?
Ormai il mio povero blog lo aggiorno poco, non tanto per mancanza di tempo, quanto per saturazione del tema. L’idea del diario è nata nella seconda metà del 2010 come semplice esercizio: avevo difficoltà a scrivere e il diario mi è servito a sforzarmi di scrivere qualcosa ogni giorno, per quanto stupida e semplice. Pubblicarla on-line invece era un altro esercizio: imparare a “buttarmi” e mostrare qualcosa anche quando non mi piaceva. Entrambi gli esercizi sono stati molto utili. Ho pubblicato quotidianamente i miei “pensieri” per un anno intero, da settembre dell’anno scorso, invece, ho iniziato a pubblicarli saltuariamente.

Una piccola playlist di 5 brani musicali da ascoltare indossando i tuoi PaperGlass
Boys of summer (Don Henley) - 2 people in a room (quella di Stephen Eicher ma nella versione dei Nouvelle Vague) - Down under (Men At Work) – Electric Feel (MGMT) – Satellite (Meg+Colapesce) Playlist da fine estate e un po’ malinconica.

A Eleonora piace…. (stranezze, passioni, golosità)
Le vecchie fotografie, le storie raccontate a voce, il nuoto sia da guardare che da praticare, guardare le gare di ginnastica artistica, di ginnastica ritmica e di nuoto sincronizzato , fare ricerche iconografiche, il caramello, l’odore della coccoina.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Writer /// Cristina Pasquale
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