Villa Aperta 2013 | pop+electro+rock

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Villa Aperta 2013 | pop+electro+rock

Lo aspettavo da molto tempo! Ero pronto, carico, elettrizzato..ed ovviamente "influenzato". Non nell'accezione di essere contaminato da nuovi suoni ed incontri. Proprio alle porte della quarta edizione di Villa Aperta mi ero beccato il "famoso virus che circola in questo periodo".

Facciamo un passo indietro. Il 05 mattina mi trovavo già a Villa Medici non per prendere il posto in prima fila, ma per un incontro "intimo" con gli organizzatori dell'evento. Così tra cavi, luci, casse e consolle che si materializzavano come pezzetti di lego sul grande palco, mi ritrovai in una delle stanze interne, piena di libri e poltroncine l'una diversa dall'altra. Puntai una seduta in stile rococò (almeno sembrava) proprio quando l'attuale direttore dell'Accademia di Francia, Éric de Chassey iniziò a parlare. Definito da molti "il rivoluzionario" perchè ha aperto le porte della Villa ad esposizioni particolari(ricordiamo la mostra Europunk del 2011), a molti artisti emergenti e soprattutto a nuove sonorità. Appunto Villa Aperta, festival dedicato interamente alle musiche "actualles" dal rock, pop per finire con l'elettronica.
 

L'attenzione si sposta sulle due artiste che hanno aperto la prima serata, con un concerto un pò più intimo costruito nella Loggia. Laetitia Sadier, ex voce della band pop-rock inglese Stereolab, ex partner (musicale) di Tim Gane, insomma dopo un pò di ex attualmente si presenta come "single".  L'ironia, sensualità e maliconia invece ritraggono la compositrice-interprete Claire Diterzi. Non hanno molta voglia di parlare ma tanta di suonare. Alla domanda: "cosa pensi di Roma?", la prima rivela che non conosce bene la vita culturale della città, ma intuisce che è un pò "statica". Apprezza luoghi come l'Auditorium e Il Circolo degli Artisti, covo per le nuove leve del panorama musicale. Mentre la seconda dichiara semplicemente che "non le piace camminare e che ci sono troppe scale per i suoi gusti". Touchè!

Ma rieccoci. Con tantà curiosità e con un bel pò di antibiotici che circolano nel mio corpo sono ancora a Villa Medici, stavolta nel giardino per la terza serata. Dopo il secondo incontro dedicato alla "musica nel mondo" con i Concrete Knives, Terakaft e The Master Musicians of Joujouka è il turno dell'electro. Aprono la serata i veterani Krisma, che con il loro pop elettronico "made in Italy" negli anni '80 hanno fatto le scarpe a tutta Europa.

A proposito di scarpe;  Gente, tantissima gente, troppa gente?..ma che tipologia di gente c'è ad una serata electro? Difficile da dire, il giardino si trasforma improvvisamnete in una giungla. Ovviamente non poteva mancare la specie non-in-estinzione hipster, gli adolescenti con l'ormone impazzito che corrono urlando "che figata, che figata", e i finti intellettuali con gli occhiali montatura nera ray-ban, giacca di velluto e mocassino che sparlottano con una forte cadenza romana del film del momento (ovviamente in negativo perchè fa figo) "La grande bellezza" di Sorrentino . Quelli che pomiciano dietro i cespugli, quelli che pomiciano sotto il palco, quelli che pomiciano dentro i bagni e quelli che pomiciano(tutta invidia). Le francesi con capello biondo corto e vestite a pios (si sà che fa molto francese),e poi fiori, stampe jungle, e chatouche a volontà. Gruppi di ragazze "cool" con la loro Louis Vuitton (vera) come Chantal e Carolina, si sà che in gruppi come questi c'è sempre una Chantal e una Carolina. Coppie ultra sessantenni che probabilmante si sono persi tra le siepi della visita guidata del giorno prima.  Uno con una maschera da gallo (omaggio francese oppure era semplicemente un pollo? non conosco la differenza!).

Insomma ma qualuno è davvero venuto qui per sentire l'electro music? Mi sposto sotto il palco per verificare. Sento techno; lunghi brani, strumentali, ripetitivi, potenti e melanconici.  E' re Arnaud Rebotini circondato dai suoi sintetizzatori, sembra una giostra impazzita pronto a far girare il pubblico. Girare perchè la musica electro è imballabile. Mi guardo intorno e nessuno riesce a mantere il ritmo, disconnessi come tanti robot in corto circuito, aiutato dall'effetto degli antibiotici mi unisco a loro. Senza rendermene conto la serata si conclude con l'incredibile tastemaker Erol Alkan (Se vi piace la sua musica, vi segnalo anche il suo blog.). Uscendo dalla villa il bodyguard ci avvisa: "una volta usciti non si può più rientrare!". Caspita hanno fornito anche dei sacchi a pelo per dormire nel giardino? nel dubbio varcai il cancello.
 
@Archivio Villa Aperta - Klaxons

Ma non finisce qui, tocca chiudere Villa Aperta! E il day #4 ha un nuovo profumo, non più di giungla ma l'Eden del mondo indipendente. La serata finale viene presa in mano dalla casa discografica Because Music che schiera per prima la band italiana (con base a London) Mind Enterprises. Un ottimo inizio per Andrea Tirone, accompagnato live da un percussionista, che mixa una voce morbida ad un electro ruvido.

Una nuova figura appare; è una rossa ma non è Florence And The Machine, ha un'espressione vocale notevole ma non è Björk, si muove come Michael Jackson ma non è Michael Jackson; è Christine And The Queens. In realtà non c'è nemmeno una vera Christine, ma si nasconde la solita Heloïse Letissier, che tra inglese e francese propone i brani del nuovo EP ‘Nuit 17 à 52′. E le "Queens"? Saranno mica i suoi due ballerini?.

Infine dopo un breve (più o meno) cambio palco è la volta dei Klaxons. Questi giovanotti fanno parte della corrente new-rave, non proprio un movimento artistico ma più mediatico da parte delle riviste britanniche, un misto tra rock, dance-punk ed elettronica che si rifà appunto ai rave anni '90. Ci sono due tipi di band: quelle che smuovono ogni fibra del tuo corpo, e  altre che ti paralizzano, obbligandoti a stare immobile per assorbire ogni piccola particella del loro suono. I Klaxons? entrmabi gli effetti (collaterali). Ne voglio ancora, ne sono dipendente, ma quando lo staff prende il posto del gruppo e iniziano a smantellare tutto, capisco che è finita qui.
 

Tornando a casa, sul 71 circondato dalla rappresentaza del bangladesh con le loro bustone piene di Louis Vuitton (false), ripensai ad una domanda posta a monsieur de Chassey: "cosa rende questo festival diverso dalle altre manifestazioni musicali della capitale?". La risposta?: "Le parole chiave sono sperimentazione e creazione, la possibilità di creare una rete ed aprire la città di Roma a nuovi suoni". Aspettando una nuova edizione restate connessi, anzi forse disconnessi!
 
Writer /// Nicodemo Callà
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