The Migration | Il Pagliaio

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The Migration | Il Pagliaio

Come i film di Natale americani ci hanno insegnato, tutti abbiamo diritto ad una seconda chance.  Così chi si era perso Digital Life 2013 – Liquid Landscape ha avuto in regalo la possibilità di visitarla durante la live performance Paesaggi Sonori E Sperimentazioni  Elettroacustiche organizzata da Il Pagliaio e a cura dei Quiet Ensamble. Gente che, applicando la tecnologia alla natura più incontaminata, è capace di ascoltare il suono degli alberi e di convincervi che l’insignificante movimento di una mosca può essere meraviglioso.
 

Varcato l’ingresso dell’ex-mattatoio mi ritrovo immerso nelle note pulite ed organiche dei Routine, duo proveniente dalle dolci colline toscane. I presenti sono immersi in ammalianti melodie sperimentali, suoni provenienti da luoghi sconfinati impreziositi dalle proiezioni alle spalle degli artisti: neve, gelo, violenza e solitudine si evolvono in scenari naturali più caldi ed accoglienti densi di dettagli, che raccontano la complessa quotidianità di creature impegnate a sopravvivere.
Mentre mi aggiro tra le installazioni cullato dalle visioni suggeritemi dai Routine, vengo sorpreso da Massimiliano Nuzzi e il suo “teatrino elettrico”,  un live-set  noise di estrema durezza, stridente come unghie sulla lavagna. A riportarmi brutalmente alla realtà ci pensano gli applausi scroscianti che accompagnano la fine dell’esibizione.
 

 Cerco di riordinare le idee, ma evidentemente non è la serata giusta per millantare a se stessi propositi di lucidità. Infatti tocca a Koebe, il quale definisce la sua musica come una forma di relativismo totale, che crea visioni astratte prive di convenzioni strutturali. La sua è un’elettronica potente e profonda, ti trascina in un labirinto senza uscita dal quale, in verità, non vorresti uscire. E infatti gli inquilini dell’atipico dance-floor non hanno intenzione di rinunciare troppo in fretta al loro reframe.
 

Fare in un museo quello che solitamente faresti in un club ti fa riflettere su quanto sia perlomeno discutibile la ritualità da discoteca a cui siamo abituati. Ad esempio stasera non c’è un bar, eppure osservo persone sinceramente divertite, le quali si muovono senza aver bisogno di scolare improbabili cocktail annacquati preparati da sedicenti barman con tanti tatuaggi e poca manualità e che a volte costano quanto un volo low-cost per Londra. Decido di compensare l’assenza di alcool sparandomi l’opera allucinogena del giapponese Ryoichi Kurokawa, che rielabora i recenti conflitti bellici del Medio Oriente servendosi di un trittico di schermi.  Il mio consiglio quindi è: ogni tanto sbronzatevi di arte, se potete, o al limite preparate le bottiglie di vodka-lemon a casa e nascondetele nelle borse delle vostre amiche.
 

Stabilisco che è il momento di prendere la via dell’uscita e mi riscopro pieno di quella serenità che solo la Bellezza, attraverso i suoi molteplici linguaggi, certe volte ci sa regalare. Il Big Bamboo, illuminato dalle sue calde luci, rende più accogliente il ritorno al gelido mondo lì fuori e, guardando la sua punta ricurva, penso a questo strano sabato e al profetico suggerimento che la penna del vecchio Baudelaire ci lasciò in uno scritto: “Ubricatevi. Di vino, poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi.”
 
 

Per maggiori info http://www.museomacro.org/
 
Writer // Davide Azzarello
Graphic Designer // Gianfranco Cioffi
Photographer // Debora Saveriano
Videomaker // Aurora Camaiani
 
 
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