Lose yourself to find yourself | Luca Di Maggio

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Lose yourself to find yourself | Luca Di Maggio

Art Kitchen ospita presso Superground fino all’8 giugno l’ultima personale di Luca Di Maggio. Street artist, pittore, illustratore e stampatore Mr.Di Maggio, provvisoriamente fermo a Milano, presenta i suoi ultimi lavori contraddistinti dal suo stile personalissimo. Figure umane che colpiscono lo spettatore, linee che si sovrappongono e vanno a definire i volumi, colori contraddistintivi che contribuiscono a creare il suo universo figurativo. I suoi lavori nascono dall’osservazione delle realtà che lo circondano filtrate dalla sua interiorità , proiettando  così  figure uniche che mirano a toccare lo spettatore, nel tentativo di instaurare un dialogo. Attivissimo nel panorama internazionale ha esposto anche  alla Biennale di Tel Aviv nel 2010 e a Boston alla Mission Hill Gallery nel 2011. Ho incontrato Mr. Di Maggio per chiacchierare un po’ dei suoi lavori e dei suoi prossimi progetti.

Come ti sei avvicinato al mondo dell’arte?
In realtà ho studiato legge, ma non mi piaceva molto così ho frequentato l’Istituto di Arti grafiche Rizzoli e poi dei corsi al GENESIO a Milano. Ho cominciato a lavorare come grafico in studio e, da dopo il 2001, come grafico freelance. Nello stesso periodo ho cominciato a produrre i miei primi stencil e a dipingere in strada. In effetti il mio percorso artistico è cominciato piuttosto tardi, intorno ai 24 anni.
 
Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato, colpito maggiormente?
Sicuramente Neo Rauch e  Barry Mcgee.

Hai frequentato corsi legati al mondo dell’arte sia in Italia che in America, che differenze hai trovato nel modo d’insegnare, nell’ambiente?
In Italia ho frequentato degli istituti di grafica mentre a Boston ho frequentato la School of the Museum of Fine Art, grazie ad una borsa di studio. Lì potevi crearti il tuo percorso di studi scegliendo liberamente che corsi frequentare, certo c’erano un paio di esami “fissi”, ma rispetto all’impostazione italiana c’era molta più libertà di scelta. Credo che sia una cosa positiva perchè è importante avere la possibilità di sperimentare nuove tecniche e crearsi così un percorso personale. In America c’è decisamente più meritocrazia che in Italia, se il tuo lavoro è valido le persone che hai attorno ti spronano e ti incoraggiano in quello che fai, e i risultati arrivano.

Ci sono dei motivi ricorrenti nelle tue opere, penso ai teschi, diamanti, barchette e aeroplanini di carta. Da dove arrivano?
I teschi mi ricordano un po’ che non devo avere paura di morire, sono un po’ terapeutici, servono a  ricordarmi sempre di guardare oltre. I diamanti invece sono degli auspici alla buona sorte, soprattutto nei miei viaggi. Le barchette e gli aeroplanini rappresentano  i sogni e in base a come sono posizionati nella tela assumono diversi significati. In effetti le mie opere sono piene di riferimenti simbolici!

Come nascono i personaggi che vivono sulle tue tele?
Prendo molto spunto dal quotidiano, mi piace guardare il mondo e le persone attorno a me. E’ un lavoro molto introspettivo, rielaboro gli incontri che faccio e le persone che conosco.

Com’è il tuo metodo di lavoro?
Un’opera di dimensioni medie mi può occupare dai 5 giorni alle 2 settimane. Di solito faccio uno schizzo a matita sulla carta, che lascio sempre perchè mi piace.  Poi vado a riempire con la pittura senza seguire uno schema impostato a priori e credo che il mio stato d’animo quando dipingo si rifletta molto nell’opera. Quando sono tranquillo le righe sono più ordinate e metodiche, quando invece c’è qualcosa che non va si vede. Mi piace la libertà nel dipingere, dipingo perchè mi viene da dentro. Non butto quasi mai nulla di quello che faccio, piuttosto cerco di intervenirci ancora per raggiungere uno stadio che mi soddisfi.

Quali sono stati i riconoscimenti che fin’ora ti hanno fatto più piacere?
In realtà sono sempre molto contento quando le persone mi dicono che si vede che c’è un percorso dietro le mie opere. Non voglio che le persone vedano la “bellezza” nelle mie opere, mi piacerebbe che fossero degli spunti per rilfettere.
 
E’ stata la prima volta che sperimentavi la serigrafia?
No, in realtà quando sono tornato da Boston mi sono costruito un laboratorio serigrafico self-made e ho incominciato a sperimentare  un po’ questa tecnica che mi piace molto.

Prossimi progetti?
Per ora mi fermo un po’ a Milano perchè ho in mente un po’ di progetti.  Voglio riprendere a fare i miei billboards e un po’ d’illustrazione. Poi si vedrà!
 
 
 
Photographer @Federica Maio
 
 
Writer /// Silvia Colombo
Illustration /// Ida Nicolaci
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