DUFFY | The photographic Genius

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DUFFY | The photographic Genius

Dicono bastasse guardarlo semplicemente negli occhi per capire dove potesse arrivare con lo sguardo e in effetti Brian Duffy aveva quel qualcosa in più che solo i geni possono rivelare al mondo. Come affermava Henri Cartier-Bresson:“Necessario è sentirsi coinvolti in ciò che si ritaglia attraverso il mirino, fotografare è riconoscere nelle forme percepite visivamente tutto quello che esprimono e cosa significano”.
 
 
E il click rivoluzionario di Duffy conteneva in sé l’intenzione di poter cogliere l’indefinibile, immortalare il turbinio interiore dell’animo umano e l’essenza stessa delle cose che raccontano la nostra vita. Ha fotografato musicisti, attori come Michael Caine e straordinarie personalità artistiche, basti pensare a Sidney Poitier, Jean Shrimpton, Joanna Lumley, The Shadows, The Hollies, Jane Birkin, Black Sabbath, Frankie Miller, Marianne Faithfull, Blondie, William Burroughs ma soprattuttoi geniali autori dei Beatles, John Lennon & Paul McCartney. La sua è stata una storia intensa ancor prima che iniziasse la sua leggenda. Nato nel 1933, da piccolo ha conosciuto gli orrori della guerra prima di trovare la sua strada, studiando nel South Kensington e alla London County Council, per poi passare alla Kentish Town dove sperimenta e conosce nuove forme artistiche, partecipando ad eventi, musical, balletti, spettacoli, ect… Duffy studia anche alla Saint Martins School: è una mente brillante, piena di idee, a diciassette anni sogna di diventare un affermato pittore ma diventa un fashion design finché non scopre il fascino misterioso della fotografia entrando nella cerchia degli artisti della Swinging London chic e ribelle degli anni ‘60. Si riscrivono con lui le linee guida dell’estetica fotografica e delle locations per gli shooting. Diplomatosi nel 1953 inizia a lavorare come assistente in un atelier e per il designer Victor Steibel, mentre sfuma l’occasione di Balenciaga. Innovativo e fuori dagli schemi, il Sunday Times lo chiamò insieme a Vogue, poi Harper Bazaar, The Daily Telegraph, Esquire, Glamour, Cosmopilitan, Elle France (per cui lavorò vent’anni) e il mitico Times. Grazie alla sua attività conosce modelli come Joy Weston e Jennifer Hocking, diventando egli stesso una “celebrities”. Le sue opere fotografiche alleggerivano i ricordi tragici della precedente stagione di guerra, strizzavano l’occhio alle nuove generazioni istruite e piene di voglia di creare. Rivoluzionò il linguaggio fotografico della moda trasformando un lavoro scontato e quotidiano in un mestiere dal fascino assoluto che rende “star” lo stesso autore degli scatti quasi quanto un divo del cinema. La sua punta di diamante è la cover del disco "Aladdin sane" del 1973 in cui ritrae poeticamente un riflessivo David Bowie con un make-up particolare a forma di fulmine sul viso. Questa straordinaria foto è diventata un’autentica icona pop!
 
 
Nel suo viaggio bohemien Duffy è stato accompagnato dagli amici David Bailey e Terence Donovan, i tre “terribili” giovani artisti della “Black Trinity”. Londra la loro “musa ispiratrice” e il mondo un’opportunità per reinterpretare la realtà in tutti i sensi. Duffy per questo accettò di realizzare il celebre calendario Pirelli nel 1965 e nel 1973, collaborando con Allen Jones e Phillip Castello.Tentò molte strade, passando dalla foto creativa per la moda alle inchieste e ai reportage “musicali” (da regista realizza anche il videoclip di “Gold” degli Spandau Ballet girato negli esterni di Carmona, in Spagna nel 1983 con protagonista Sadie Frost dipinta d’oro come una ninfa). Ha lavorato anche negli studi Carlton e diretto iniziative pubblicitarie per Benson & Hedges e Smirnoff. Nel 1967 creò una casa di produzione cinematografica (Deighton Duffy), producendo anche adattamenti cinematografici di libri e musical. Come tutti i grandi Brian Duffy ha incarnato l’ideale di genio e sregolatezza annunciando clamorosamente nel 1979, a soli 46 anni, di voler lasciare l’attività distruggendo molti dei suoi negativi dentro quello stesso fuoco “sacro” che ci bruciava negli occhi mentre cliccava la sua macchina fotografica. Ma il destino salva centosessanta negativi recuperati dal figlio Chris e raccolti negli archivi e nelle collezioni in giro per il mondo. Per la prima volta in Italia, ottanta di quelle mitiche foto sono in mostra al Museo Nazionale Alinari della fotografia di Firenze fino al 20 maggio. L’imperdibile mostra si intitola “The photographic Genius” ed è allestita lungo tre linee guida: “Moda, Volti e Denaro” inaugurata in occasione del Pitti, risulta interessante come testimonianza di un’epoca indimenticabile in cui moda, cinema, letteratura, fotografia e musica rivoluzionarono l’intera società rendendo immortali artisti e icone come Duffy, deceduto nel 2010. Per saperne di più suggerisco anche la monografia scritta dal figlio Chris e l’esclusivo doc della BBC intitolato “L’uomo che uccise gli anni ‘60” sulla storia della straordinaria carriera del maestro.
 
Duffy. The Photographic Genius
Firenze, Museo Nazionale Alinari della Fotografia
Piazza di Santa Maria Novella, 14
 
 
Writer /// Assunta Petruzzi
Illustration /// Alessio Rotulo
 
 

 

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