Design with a view 2013 | Reportage

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Design with a view 2013 | Reportage

Dopo l’appetitosa preview dei giorni precedenti, eccomi qua: reduce da una magnifica esperienza durata tre giorni. Un week-end full immersion in una location spettacolare. Sto parlando di Design with a view, l’evento di communication design arrivato alla sua seconda edizione, tenutosi a Fiesole, presso la Pensione Bencistà il 5-6-7 luglio scorsi. Sono pronta a condividere con il pubblico di Creazina la mia design with a view experience! Via!

Durante la serata inaugurale, ero a Fiesole, accompagnata dalla mia fedele videomaker Laura. La bellezza della location e la vista mozzafiato offerta dalla Pensione Bencistà ci hanno fatto quasi dimenticare che eravamo a luglio, a Firenze, con 32 gradi. Tutti gli allestimenti di design - dalle borse appese a un filo con delle mollette dal gusto very british, ai quadri ironici appesi alle pareti realizzati da 11 designers  passando per la sessione di tatuaggi- contribuivano a creare una deliziosa atmosfera nel verde panorama fiesolano. Il gelsomino nell’aria ha contribuito a farmi realizzare l’idea che fosse un posto tranquillo, invece con l’arrivare della gente si è trasformato: una bomba a orologeria pronta a esplodere di creatività.
 

Think Benci
è il collettivo creativo artefice di questo meraviglioso evento nonché un team molto variegato composto da quattro deliziose fanciulle: Anna Maggi, Annalisa D’Urbano, Caterina Zanasi e Irene Borsotti.

Il festival si è sviluppato attorno all’esposizione finale dei lavori di tesi degli studenti del Master in Communication Design del Central Saint Martin. I tredici progetti, si interrogavano ciascuno sulle problematiche legate al mondo del design in relazione alla società e proponevano altrettante soluzioni.

Il fil rouge che legava i progetti era la relazione intima tra l’individuo e ciò che lo circonda, quindi lo spazio,decritto in tre principali varianti: lo spazio urbano, lo spazio domestico e quello interpersonale, di cui ciascuno studente ha dato una sua personale visione.

Ogni lavoro meritava di essere visto e apprezzato perché ogni studente si era impegnato nel realizzarlo ma cosa molto più bella era felice di poterlo far conoscere agli altri. A me sono piaciuti tutti ma ne ho presi in considerazione tre in rappresentanza delle tre tematiche principali.

Spazio Interpersonale

Tra i tanti lavori che mi hanno colpita, hanno spiccato quello di Hanna M. Bishof che intendeva portare il design alla sua forma più intima: partire dal livello emotivo. Dalle sue ricerche era nato Hugged, un progetto che vuole immortalare l’intimità dell’istante dell’abbraccio. Un abbraccio che può essere condiviso tra coppie innamorate distanti o anche tra amici. Funziona così: una persona a petto nudo viene letteralmente dipinta e poi abbraccia l’altra che indossa una maglietta bianca. Il tutto ripetuto scambiandosi i ruoli. Meraviglioso perché alla fine ciò che resterà sarà il calco di un’emozione.
 


Spazio Urbano

Laura Brasey invece ha personalmente rivisitato l’ambiente urbano. Da qui il suo progetto: Human cities che nasce dall’idea di valorizzare gli spazi al di là del loro potenziale economico. Laura ha esplorato il potenziale degli spazi urbani in relazione alla loro componente più intima cercando di dare alle persone un’esperienza più significativa del contesto urbano. Insomma rendere ogni luogo più umano. Una sua iniziativa molto particolare è stata reinterpretare alcuni cartelli stradali cambiandone la prospettiva segnaletica, renderla più umana  attraverso un design più semplice e comunicativo. In alcuni casi ha anche scritto piccole storie personali all’incrocio di vicoli,strade per dare un’impronta più personale e non storica alle vie cittadine. Trovare la componente più emozionale per riuscire a dare un’esperienza più significativa del contesto urbano al fine di vedere la città con nuovi occhi è stato il suo punto d’arrivo.

Spazio domestico
È la volta di Chya Hsu e al suo progetto alternativo per incoraggiare le persone a rivalutare gli oggetti domestici in disuso. Come fare? La risposta è semplice. Date le varie necessità della vita di tutti i giorni c’è una gran quantità di oggetti che una volta utilizzati, possono essere trasformati  in qualcosa di nuovo diventando dei completi pezzi unici. Obiettivo di tale ricerca è stato quello di ispirare e spingere le persone a riutilizzare gli oggetti della loro quotidianità con un pizzico di creatività.

Annalisa parlava di una scommessa, io aggiungo, dati i risultati, una scommessa vinta!
 

Uno scambio dal respiro internazionale, un dialogo aperto e partecipativo che ha caratterizzato non solo la serata inaugurale ma anche i giorni seguenti con la conferenza e i vari workshop organizzati dai ragazzi della Central Saint Martin in cui ogni partecipante ha contribuito attraverso i suoi lavori ad arricchire di significati questi tre aspetti dello spazio.

In quel momento capisci quanto sia bella, ricca di significato e piena di sfaccettature la parola COMUNICAZONE.
 
Writer / Photographer /// Valentina Messina
Graphic Designer /// Antonella Romano
Videomaker /// Laura Gargallo Rodilla
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